mercoledì 26 novembre 2008
lunedì 24 novembre 2008
Notte Bianca a Taranto il 7 dicembre 2008

TARANTO
7 Dicembre
A Taranto il 7 dicembre saranno di scena le creazioni spettacolari della famosa compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus, protagonista della grande parata serale che sfilerà da piazza Municipio a piazza Immacolata alle 21.30.
Fondato a Barcellona nel 1979, si definisce come un gruppo di teatro urbano che ricerca uno spazio scenico distinto da quello tradizionale. La base dei loro lavori è composta da una gamma di espedienti scenici che includono musica, movimento, utilizzo di materiali naturali e industriali, applicazione di nuove tecnologie, e il coinvolgimento diretto degli spettatori nello spettacolo. Il tutto dominato da una creazione collettiva, in cui l’attore e l’autore sono un’unica entità. Altri ospiti della lunga notte bianca a Taranto saranno: Franco Battiato in concerto alla Rotonda del Lungomare alle 23.00 seguito da dj set notturno di Richard Dorfmeister. Inoltre la facciata esterna del Museo archeologico si farà maxi schermo per proiezioni cinematografiche, e all’interno si alterneranno lo spettacolo di teatro musicale “Canzoni d’amore feroci” e il monologo di Elena Cantatore. Otto Panzer animerà piazza Sicilia mentre il circo comico Vanjuska moj e gli artisti di strada si avvicenderanno tra il Lungomare e piazza Garibaldi accompagnati dalle percussioni della parata itinerante dei Bandita.
LEGGI IL PROGRAMMA COMPLETO DI TARANTO AL LINK:
http://www.viaggiareinpuglia.it/ev/670/it
lunedì 17 novembre 2008
Scie chimiche: ecco i video di Novi
Sciachimisti? Lasciateli parlare, si renderanno ridicoli da soli
Ecco a voi due video montati da Paolo Attivissimo sulla conferenza di Simone Angioni (chimico del CICAP) sul tema delle cosiddette "scie chimiche", tenutasi a Novi Ligure a metà settembre.
giovedì 6 novembre 2008
Supporto hardware, Linux batte Windows?
Roma - "Il kernel di Linux supporta più dispositivi hardware di qualsiasi altro sistema operativo in circolazione". A proclamarlo è stato Greg Kroah-Hartman, sviluppatore del kernel Linux di vecchia data ed attuale maintainer del driver USB.
In una lunga intervista rilasciata al sito web di O 'Reilly, Kroah-Hartman spiega che Linux è in grado di supportare un elevato numero di periferiche grazie alla semplicità con cui è possibile scrivere nuovi driver. "I drive per Linux - spiega lo sviluppatore - sono generalmente un terzo più piccoli rispetto a quelli di Windows o di altri sistemi operativi. Per supportare un nuovo pezzo di hardware, è spesso sufficiente modificare il codice di un driver preesistente".
L'esperto ammette che, per quanto riguarda il supporto dei device consumer, Windows è ancora un gradino sopra, ma ciò solo perché una parte di produttori tuttora si rifiuta di rilasciare driver nativi per Linux o, quanto meno, le specifiche tecniche integrali dei propri device.
È proprio per migliorare questa situazione che lo scorso anno Kroah-Hartman ha promosso, insieme a diversi altri hacker del kernel Linux, l'iniziativa Linux Driver Project (LDP): iniziativa in seno alla quale un gruppo di sviluppatori volontari - che secondo Kroah-Hartman è oggi composto da oltre 300 individui - si è messo a disposizione dei produttori di hardware che, pur desiderando sviluppare driver per Linux dei propri device, non hanno le risorse tecniche od economiche per farlo.
Se è vero che Linux ha ancora qualche lacuna nel supporto di certi tipi di device, inclusi stampanti, scanner e dispositivi mobili, è altrettanto vero - spiega Kroah-Hartman - che questi dispositivi rappresentano solo una piccola parte del totale.
"Non va dimenticato che oggi Linux gira sull'80% dei 500 più potenti supercomputer al mondo ed è inoltre il sistema operativo numero uno in ambito embedded", ha affermato lo sviluppatore, desideroso di far comprendere come Linux supporti una varietà di piattaforme hardware ben più ampia di quella comunemente immaginata dall'utente medio.
Kroah-Hartman ritiene tuttavia che il livello di supporto ai device per PC sia ormai più che soddisfacente, anche nei settori di nicchia: "Oggi il kernel di Linux è in grado di riconoscere e configurare la stragrande maggioranza dei dispositivi USB e PCIe esistenti, inclusi schede per l'acquisizione video e adattatori di rete 10 Gigabit Ethernet".
Da Punto Informatico
In una lunga intervista rilasciata al sito web di O 'Reilly, Kroah-Hartman spiega che Linux è in grado di supportare un elevato numero di periferiche grazie alla semplicità con cui è possibile scrivere nuovi driver. "I drive per Linux - spiega lo sviluppatore - sono generalmente un terzo più piccoli rispetto a quelli di Windows o di altri sistemi operativi. Per supportare un nuovo pezzo di hardware, è spesso sufficiente modificare il codice di un driver preesistente".
L'esperto ammette che, per quanto riguarda il supporto dei device consumer, Windows è ancora un gradino sopra, ma ciò solo perché una parte di produttori tuttora si rifiuta di rilasciare driver nativi per Linux o, quanto meno, le specifiche tecniche integrali dei propri device.
È proprio per migliorare questa situazione che lo scorso anno Kroah-Hartman ha promosso, insieme a diversi altri hacker del kernel Linux, l'iniziativa Linux Driver Project (LDP): iniziativa in seno alla quale un gruppo di sviluppatori volontari - che secondo Kroah-Hartman è oggi composto da oltre 300 individui - si è messo a disposizione dei produttori di hardware che, pur desiderando sviluppare driver per Linux dei propri device, non hanno le risorse tecniche od economiche per farlo.
Se è vero che Linux ha ancora qualche lacuna nel supporto di certi tipi di device, inclusi stampanti, scanner e dispositivi mobili, è altrettanto vero - spiega Kroah-Hartman - che questi dispositivi rappresentano solo una piccola parte del totale.
"Non va dimenticato che oggi Linux gira sull'80% dei 500 più potenti supercomputer al mondo ed è inoltre il sistema operativo numero uno in ambito embedded", ha affermato lo sviluppatore, desideroso di far comprendere come Linux supporti una varietà di piattaforme hardware ben più ampia di quella comunemente immaginata dall'utente medio.
Kroah-Hartman ritiene tuttavia che il livello di supporto ai device per PC sia ormai più che soddisfacente, anche nei settori di nicchia: "Oggi il kernel di Linux è in grado di riconoscere e configurare la stragrande maggioranza dei dispositivi USB e PCIe esistenti, inclusi schede per l'acquisizione video e adattatori di rete 10 Gigabit Ethernet".
Da Punto Informatico
mercoledì 5 novembre 2008
Antonio Di Pietro interroga la Camera sulle scie chimiche
Nella remota ipotesi che vi mancassero conferme che la politica italiana è in mano a dinosauri privi di senso critico e delle più basilari competenze scientifiche, due cose assolutamente indispensabili in un'epoca in cui tutto dipende dalla tecnologia e dalla sua conoscenza, ecco che arriva in groppa a una scia chimica nientemeno che Antonio Di Pietro, del gruppo Italia dei Valori.
Di Pietro ha infatti presentato un'interrogazione a risposta scritta, la 4-01044 del 17 settembre 2008, che riporto qui sotto.
Mi sono divertito (si fa per dire, ma di fronte a episodi come questo si ride per non piangere) ad intercalare le risposte che darei se potessi rispondere io al posto del Ministero dell'Ambiente al quale Di Pietro ha rivolto l'interrogazione.
Se qualcuno vuole segnalare a Di Pietro (o a chiunque abbia scritto per lui questo monumento alla scemenza antiscientifica) le informazioni tecniche sulle presunte scie chimiche redatte dagli esperti del CICAP, i link sono questi: prima parte, seconda parte.
Con tutto il dovuto rispetto, risulta invece agli atti che la locuzione "scie chimiche" ut supra è stata inventata da un gruppo di paranoici, altresì privi di qualsiasi preparazione scientifica, per indicare un fenomeno altrettanto inventato. I residui della combustione sono invece una cosa reale e completamente diversa, e si chiamano appunto "residui della combustione".
Per usare un gergo a lei familiare: che ci azzeccano le scie chimiche con i residui della combustione? Niente. La sua formulazione della domanda è priva di senso.
Pertanto, nell'interesse del mantenimento dell'efficienza del nostro glorioso sistema parlamentare, le è fatta cortese preghiera per il futuro di far redigere le interrogazioni a qualcuno che sappia cosa sta scrivendo, specialmente in merito a materie scientifiche.
Ci pregiamo di risponderle con monosillabica semplicità: no. Le scie di condensazione non sono scie chimiche. Non sono neanche residui di combustione. Scie di condensazione, scie chimiche e residui di combustione sono tre cose differenti: due esistono, una no. Un po' come le mele, le pere e gli unicorni.
Le scie di condensazione sono acqua. Ha presente le nuvole? Quelle.
Di nuovo: no, le scie chimiche non esistono e non sono scie di gas di scarico; i gas di scarico non sono creati da fenomeni di condensazione. Pere, mele, unicorni, ha presente?
Ancora: no. Le scie chimiche non si formano a nessuna quota, perché non esistono. Non esiste alcun fenomeno fisico che venga indicato scientificamente con questo termine. La preghiamo di smetterla di usarlo, perché fa soltanto confusione e il personale di quest'ufficio è già affetto da ulcere e dispepsia per l'eccessivo carico di lavoro. Grazie.
Trattandosi di acqua, siamo lieti di poter confermare quest'affermazione.
Rispettosamente questo ufficio chiede di essere reso edotto su chi siano codesti "studiosi". Confidiamo che si tratti di meteorologi e climatologi di fama internazionale e che pertanto Lei vorrà sottoporci un elenco congruo di pubblicazioni scientifiche che descrivono e documentano le suddette "diverse teorie". Siamo certi che Lei non avrà imbastito la sua interrogazione semplicemente sulla base di quattro scemenze lette su Internet.
Ci pregiamo informarla che l'alluminio è uno dei principali componenti della crosta terrestre e come tale è facilmente reperibile nel corso delle analisi, ovunque esse vengano condotte. Inoltre, come sa ogni addetto alle analisi chimiche, sorprendersi che nel terreno (sostanza solida) vi sia più alluminio che nell'acqua potabile (sostanza liquida) è come sorprendersi che nella lepre in salmì vi sia più carne che in un frappé di mirtilli o in un'orzata con latte.
Si ricorda rispettosamente all'Interrogante che, ahimè, un'interrogazione parlamentare non è garanzia dell'esistenza di un fenomeno. Per documentare tale esistenza, è prassi comune, accettata e preferenziale usare il c.d. "metodo scientifico", basato su osservazioni, misurazioni, rilevamenti fatti con scatolette dotate di tanti fili e lucette, denominate in gergo tecnico "strumenti".
Ci pregiamo ricordarle, meramente a titolo di esempio, che il Questore Ballaman fece a suo tempo un'interrogazione parlamentare nella quale sosteneva che esisteva un numero di telefono che addebitava 50 euro se lo si chiamava. Nonostante tale asserzione, il numero non non solo non addebitava alcunché, ma neppure esisteva.
Si segnala con doveroso ossequio che a causa delle ristrettezze di bilancio imposte dall'attuale crisi, è al momento impossibile per questo Ufficio fornire chiarimenti sulla natura di un fenomeno che non esiste.
A titolo di rassicurazione preliminare, e con riserva di verifica, risulta agli atti che i fenomeni inesistenti solitamente non producono nocumento all'ambiente e alla salute dei cittadini. Invitiamo pertanto l'estensore dell'interrogazione, che sicuramente è persona diversa da Lei, a documentarsi prima di scrivere altrecazz inesattezze.
Con osservanza
Il Funzionario Incaricato
Ufficio Risposte alle Interrogazioni Notoriamente Asinine (U.R.I.N.A.)
Roma, lì 4 novembre 2008
Da Il Disinformatico
Di Pietro ha infatti presentato un'interrogazione a risposta scritta, la 4-01044 del 17 settembre 2008, che riporto qui sotto.
Mi sono divertito (si fa per dire, ma di fronte a episodi come questo si ride per non piangere) ad intercalare le risposte che darei se potessi rispondere io al posto del Ministero dell'Ambiente al quale Di Pietro ha rivolto l'interrogazione.
Se qualcuno vuole segnalare a Di Pietro (o a chiunque abbia scritto per lui questo monumento alla scemenza antiscientifica) le informazioni tecniche sulle presunte scie chimiche redatte dagli esperti del CICAP, i link sono questi: prima parte, seconda parte.
Per sapere - premesso che:
le scie chimiche sono residui della combustione lasciati in alta quota dagli aerei.
Con tutto il dovuto rispetto, risulta invece agli atti che la locuzione "scie chimiche" ut supra è stata inventata da un gruppo di paranoici, altresì privi di qualsiasi preparazione scientifica, per indicare un fenomeno altrettanto inventato. I residui della combustione sono invece una cosa reale e completamente diversa, e si chiamano appunto "residui della combustione".
Per usare un gergo a lei familiare: che ci azzeccano le scie chimiche con i residui della combustione? Niente. La sua formulazione della domanda è priva di senso.
Pertanto, nell'interesse del mantenimento dell'efficienza del nostro glorioso sistema parlamentare, le è fatta cortese preghiera per il futuro di far redigere le interrogazioni a qualcuno che sappia cosa sta scrivendo, specialmente in merito a materie scientifiche.
Più precisamente si tratta di scie di condensazione che si presentano inizialmente sottili per poi espandersi e infine sparire nel giro di poche decine di minuti;
Ci pregiamo di risponderle con monosillabica semplicità: no. Le scie di condensazione non sono scie chimiche. Non sono neanche residui di combustione. Scie di condensazione, scie chimiche e residui di combustione sono tre cose differenti: due esistono, una no. Un po' come le mele, le pere e gli unicorni.
Le scie di condensazione sono acqua. Ha presente le nuvole? Quelle.
le scie chimiche che solitamente notiamo in alta quota sono scie di gas di scarico, e sono create da un fenomeno di condensazione.
Di nuovo: no, le scie chimiche non esistono e non sono scie di gas di scarico; i gas di scarico non sono creati da fenomeni di condensazione. Pere, mele, unicorni, ha presente?
Si formano quasi sempre in alta quota, oltre gli 8.000 metri di altezza, dove l'aria è particolarmente fredda;
Ancora: no. Le scie chimiche non si formano a nessuna quota, perché non esistono. Non esiste alcun fenomeno fisico che venga indicato scientificamente con questo termine. La preghiamo di smetterla di usarlo, perché fa soltanto confusione e il personale di quest'ufficio è già affetto da ulcere e dispepsia per l'eccessivo carico di lavoro. Grazie.
sulla base delle attuali conoscenze scientifiche la semplice condensazione dei gas di scarico di un aeroplano non è pericolosa per l'uomo;
Trattandosi di acqua, siamo lieti di poter confermare quest'affermazione.
secondo diverse teorie alcune scie chimiche potrebbero essere composte da sostanze chimiche, introdotte al fine di creare modificazioni climatiche. Secondo tali studiosi, le scie chimiche si distinguono dalle normali scie di condensazione, sono più spesse, perdurano a lungo nel cielo e tendono ad allargarsi in modo molto marcato;
Rispettosamente questo ufficio chiede di essere reso edotto su chi siano codesti "studiosi". Confidiamo che si tratti di meteorologi e climatologi di fama internazionale e che pertanto Lei vorrà sottoporci un elenco congruo di pubblicazioni scientifiche che descrivono e documentano le suddette "diverse teorie". Siamo certi che Lei non avrà imbastito la sua interrogazione semplicemente sulla base di quattro scemenze lette su Internet.
la prima protesta ufficiale contro questo fenomeno è arrivata dal Canada nel 1998, quando in seguito ad una notevole presenza di scie anomale, gli abitanti incominciarono ad accusare problemi di salute e vaste aree divennero aride, furono analizzati diversi campioni di terreno dai quali risultò che essi contenevano una quantità di particolato di alluminio venti volte superiore al limite indicato per l'acqua potabile;
Ci pregiamo informarla che l'alluminio è uno dei principali componenti della crosta terrestre e come tale è facilmente reperibile nel corso delle analisi, ovunque esse vengano condotte. Inoltre, come sa ogni addetto alle analisi chimiche, sorprendersi che nel terreno (sostanza solida) vi sia più alluminio che nell'acqua potabile (sostanza liquida) è come sorprendersi che nella lepre in salmì vi sia più carne che in un frappé di mirtilli o in un'orzata con latte.
contro l'irrorazione delle scie chimiche ci sono state diverse interrogazioni parlamentari, sia in Italia che all'estero, ma nessuna ha ottenuto una risposta esaustiva e convincente -:
Si ricorda rispettosamente all'Interrogante che, ahimè, un'interrogazione parlamentare non è garanzia dell'esistenza di un fenomeno. Per documentare tale esistenza, è prassi comune, accettata e preferenziale usare il c.d. "metodo scientifico", basato su osservazioni, misurazioni, rilevamenti fatti con scatolette dotate di tanti fili e lucette, denominate in gergo tecnico "strumenti".
Ci pregiamo ricordarle, meramente a titolo di esempio, che il Questore Ballaman fece a suo tempo un'interrogazione parlamentare nella quale sosteneva che esisteva un numero di telefono che addebitava 50 euro se lo si chiamava. Nonostante tale asserzione, il numero non non solo non addebitava alcunché, ma neppure esisteva.
se e quali chiarimenti sulla natura del fenomeno il ministro intenda dare al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. (4-01044)
Si segnala con doveroso ossequio che a causa delle ristrettezze di bilancio imposte dall'attuale crisi, è al momento impossibile per questo Ufficio fornire chiarimenti sulla natura di un fenomeno che non esiste.
A titolo di rassicurazione preliminare, e con riserva di verifica, risulta agli atti che i fenomeni inesistenti solitamente non producono nocumento all'ambiente e alla salute dei cittadini. Invitiamo pertanto l'estensore dell'interrogazione, che sicuramente è persona diversa da Lei, a documentarsi prima di scrivere altre
Con osservanza
Il Funzionario Incaricato
Ufficio Risposte alle Interrogazioni Notoriamente Asinine (U.R.I.N.A.)
Roma, lì 4 novembre 2008
Da Il Disinformatico
mercoledì 29 ottobre 2008
A scuola per studiare, non per occupare
Io, "sopravvissuto" al ’68 e al ’77, continuo ad affrontare il tema della scuola anche se non piace a qualche studentello che, invece di studiare, passa il suo tempo libero dalle manifestazioni, assemblee e occupazioni, in giro per internet.
Ieri Berlusconi ha fatto affermazioni importanti, sacrosante e che avrebbero meritato di essere immediatamente tradotte in fatti: non sarebbero state più tollerate occupazioni e violenze contro chi vuole studiare e si sarebbe utilizzata all’uopo la Forza Pubblica.
Purtroppo così non è stato.
Berlusconi ha fatto marcia indietro e, invece di impartire “precise e dettagliate disposizioni” a Maroni, si deve accontentare delle solite, inutili, “riunioni operative” al Viminale.
Qui c’è poco da discutere e disquisire.
Occupando una scuola o una facoltà si impedisce a chi vuole studiare di studiare ?
Sì, perché si impedisce il regolare svolgimento delle lezioni.
Una scuola o una università pubblica occupate, non svolgendo le regolari lezioni, sono responsabili di interruzione di pubblico servizio ?
Sì, perché l’insegnamento, le lezioni, gli esami sono un diritto degli studenti.
Un preside o un rettore che non provvedono, con ogni mezzo, a riattivare lezioni ed esami, sono responsabili di ogni evento (danno o incidente) che dovesse accadere ?
Ancora una volta la risposta è sì.
E allora, perché latrare tanto contro le parole del premier ?
Semmai si dovrebbe protestare perché tardive.
Protestare perché lo sgombero di scuole e università non sta ancora avvenendo.
Non si deve fare marcia indietro e, addirittura, convocare una riunione con dei fantomatici rappresentanti degli studenti.
Non viene messo in discussione il diritto a manifestare.
Come non viene messo in discussione il diritto allo sciopero dei lavoratori ( non certo degli studenti ai quali non spetta !) se lo stesso viene effettuato all’interno di precise norme che lo regolano.
Qui si dice semplicemente che non devono essere tollerate violenze nei confronti di chi vuole studiare e non partecipare alle sommosse, di chi vuole lavorare e non scioperare.
Il più basso livello raggiunto dai movimenti del ’68 e del ’77, come pure da quello dei lavoratori, è stato (ed è) quando un gruppo di nerboruti esecutori di ordini si frappone davanti alla porta o ai cancelli di ingresso, impedendo l’accesso a chi vuole esercitare un proprio diritto: il “picchetto”.
E’ violenza e lo stato deve sanzionarla e garantire l’accesso alle aule e ai luoghi di lavoro, anche usando la Forza Pubblica.
Spiace vedere che Berlusconi abbia fatto marcia indietro, come spiace vedere che Polizia e Carabinieri sono ancora confinati nelle Caserme.
Se vogliamo evitare di ricominciare il circolo vizioso che iniziò (convenzionalmente) nel ’68, se vogliamo evitare di ritrovarci con nuovi “cattivi maestri” che passano la vita ad incassare i dividendi delle distruzioni operate sulla pelle dei babbei che hanno creduto nelle loro parole, dobbiamo sollecitare il governo a togliersi il guanto di velluto e usare finalmente il pugno di ferro.
Da BlacKnights
Ieri Berlusconi ha fatto affermazioni importanti, sacrosante e che avrebbero meritato di essere immediatamente tradotte in fatti: non sarebbero state più tollerate occupazioni e violenze contro chi vuole studiare e si sarebbe utilizzata all’uopo la Forza Pubblica.
Purtroppo così non è stato.
Berlusconi ha fatto marcia indietro e, invece di impartire “precise e dettagliate disposizioni” a Maroni, si deve accontentare delle solite, inutili, “riunioni operative” al Viminale.
Qui c’è poco da discutere e disquisire.
Occupando una scuola o una facoltà si impedisce a chi vuole studiare di studiare ?
Sì, perché si impedisce il regolare svolgimento delle lezioni.
Una scuola o una università pubblica occupate, non svolgendo le regolari lezioni, sono responsabili di interruzione di pubblico servizio ?
Sì, perché l’insegnamento, le lezioni, gli esami sono un diritto degli studenti.
Un preside o un rettore che non provvedono, con ogni mezzo, a riattivare lezioni ed esami, sono responsabili di ogni evento (danno o incidente) che dovesse accadere ?
Ancora una volta la risposta è sì.
E allora, perché latrare tanto contro le parole del premier ?
Semmai si dovrebbe protestare perché tardive.
Protestare perché lo sgombero di scuole e università non sta ancora avvenendo.
Non si deve fare marcia indietro e, addirittura, convocare una riunione con dei fantomatici rappresentanti degli studenti.
Non viene messo in discussione il diritto a manifestare.
Come non viene messo in discussione il diritto allo sciopero dei lavoratori ( non certo degli studenti ai quali non spetta !) se lo stesso viene effettuato all’interno di precise norme che lo regolano.
Qui si dice semplicemente che non devono essere tollerate violenze nei confronti di chi vuole studiare e non partecipare alle sommosse, di chi vuole lavorare e non scioperare.
Il più basso livello raggiunto dai movimenti del ’68 e del ’77, come pure da quello dei lavoratori, è stato (ed è) quando un gruppo di nerboruti esecutori di ordini si frappone davanti alla porta o ai cancelli di ingresso, impedendo l’accesso a chi vuole esercitare un proprio diritto: il “picchetto”.
E’ violenza e lo stato deve sanzionarla e garantire l’accesso alle aule e ai luoghi di lavoro, anche usando la Forza Pubblica.
Spiace vedere che Berlusconi abbia fatto marcia indietro, come spiace vedere che Polizia e Carabinieri sono ancora confinati nelle Caserme.
Se vogliamo evitare di ricominciare il circolo vizioso che iniziò (convenzionalmente) nel ’68, se vogliamo evitare di ritrovarci con nuovi “cattivi maestri” che passano la vita ad incassare i dividendi delle distruzioni operate sulla pelle dei babbei che hanno creduto nelle loro parole, dobbiamo sollecitare il governo a togliersi il guanto di velluto e usare finalmente il pugno di ferro.
Da BlacKnights
lunedì 27 ottobre 2008
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